sabato 7 luglio 2012

Maschere


Contagiata da Full metal alchemist °-° si vede?


Maschere

Nascondere i propri sentimenti è comune quanto rivelare i propri segreti.
Giovanni Soriano, Finché c'è vita non c'è speranza, 2010

Amy Pond avanzò lentamente nel TARDIS e si sedette sulla poltroncina su cui era solito rilassarsi il Dottore.
Si rese conto, con un sorriso amaro, che la vita era davvero ironica.
Adesso che ci pensava, si accorse di essersi sempre chiesta come fosse il suo volto, oltre le  maschere che portava.
Quale effeto avevano sul suo viso le emozioni come gioia, dolore, amore, dolcezza; cosa poteva esserci al posto di quell'espressione eccitata, o di quel sorriso finto.
Era da quando l'aveva conosciuto che aveva notato questa sua particolarità.
Il Dottore non mostrava mai le sue vere emozioni, le teneva strette a sè, come fossero gioielli preziosi, e le nascondeva al resto del mondo.Perfino a lei,la suaAmy Pond.
Non molti se ne accorgevano, come Rory.
Amy si ritrovò a pensare che invece lui non aveva notato un accidenti.
Anche perché, il Dottore era bravo a far finta di niente. Ma non poteva ingannarla, non lei.
Il primo impatto che si aveva, quando lo si conosceva era di un uomo folle e malato. Poi di un eroe (sempre folle e malato, eh!) Ma c'erano volte, -occasioni speciali- in cui le maschere cadevano e il Dottore compariva per quello che era, senza coperture, senza nascondigli, solo lui.
Erano occasioni rarissime, come quando, con la meraviglia negli occhi, ti parlava del suo pianeta, quasi lo avesse davanti.
Allora, a sentirlo parlare, ti si stringeva lo stomaco. Perché, nella sua voce -così vera, profonda e commossa- capivi quanto avesse sofferto e quanto fosse forte.
Amy si era sempre chiesta come fosse il suo sguardo, i suoi occhi, quando parlava della persona amata -anche se temeva di scoprirlo un giorno rivolto a qualcuno-
Il Dottore agiva con astuzia, riflettendo e calcolando ogni minima azione, ogni risposta, ogni lettera e sopportava tutto, finché era lui a subire.
Ma se qualcuno osava toccare lei o Rory, oh, gli conveniva fuggire.
Le bastava pensare alla sua furia durante la battaglia di Demons Run, lo aveva temuto persino lei!
Amy si trovò a pensare che leggere nei suoi occhi le sarebbe dovuto bastare. E lei si sarebbe accontentata, se solo avesse saputo il prezzo del suo chiedere,   quello che ne sarebbe derivato...
La maschera del Dottore era rimasta intatta, durante tutto quel tempo, qualsiasi cosa facesse, qualsiasi fossero i suoi veri sentimenti, erano nascosti da quello stato di "finta" energia e eccitazione per la prossima meta.
Ed era rimasto così, finché, un giorno, per puro caso, non erano finiti a Londra, nel 2005.
Si erano fermati a comprare delle patatine fritte ed erano andati a sedersi su una delle panchine del parco.
Era stata una richiesta di Amy, quella di andare lì. Voleva passare una serata come faceva sempre da bambina, "stelle e patatine"
Si stese sull'erba insieme al Dottore, che cominciò a dirle il nome di ogni singola luce in cielo. Ascoltò affascinata.
Successe tutto in poco tempo, sentì una fitta al braccio, si voltò di scatto e urlò per il dolore.
Il Dottore non fece in tempo a muoversi che qualcosa di indefinito gli crollò addosso, rovinando a terra.
Una persona,era una persona...una donna per la precisione, bionda.
-Scusi, scusatemi!- cominciò a dire la ragazza.
Il Dottore si massaggiò il collo, poi diede le diedi una mano.
-Oh, non si preoccupi, non ci aveva-si arrestò di colpo.
I suoi occhi si spalancarono, le labbra si mosserò, ma non ne uscì alcun suono, lo vide tremare.
La calma e il sorriso erano sparite dai suoi bei lineamenti per troppo tempo, rispetto ai suoi standard.
Amy era sconcertata, cosa di così tremendo doveva essere successo, per farlo restare in quello stato?
La sconosciuta lo guardò interrogativa, agitando la mano per farlo continuare.
La maschera non rimase giù a lungo, e lui si apprestò a riprendere la recita.
-Notati. Scusi, dobbiamo andare- E, detto questo, afferrò Amy per un braccio, lasciando in quel parchetto una ragazza confusa e una porzione intera di patatine.
Si chiuse la porta del TARDIS alle spalle e si accomodò su una delle poltroncine, lo sguardo di nuovo afflitto, gli occhi lucidi.
In risposta alla domanda insespressa di Amy, cominciò a parlare.
-Il suo nome è Rose Tyler-
Quella sera, seduto sulla poltroncina nella sua cabina blu, il Dottore raccontò ad Amy una storia che gli sembrava così lontana, le parlò di amore, di lotta, di dolore, e...di perdita. Le raccontò tutto, con il cuore in mano, sincero come non era mai stato. Nessuna maschera a coprirlo.
Dal canto suo, Amy ascoltò ogni singola parola, confortandolo, incoraggiandolo e aspettandolo quando ce ne fosse bisogno.
Per tanto tempo, Amy Pond si era chiesta come si manifestassero le emozioni allo stato puro, sul volto del Dottore.
Per tanto tempo, aveva lottato con la curiosità.
Da quel giorno, si chiese se il prezzo che era stato pagato, per tutta quella onestà, non fosse stato terribilmente, orribilmente alto.
Aveva sentito parlare della "legge dello scambio equivalente", una volta.
Dicevano che era quella a far girare il mondo; eppure, in quel caso le sembrava terribilmente ingiusta e sbilanciata.
Se per aver qualcosa, bisogna essere pronti a dare qualcosa del medesimo valore,allora,si chiese mentra accarezzava i capelli dell'alieno stretto al suo fianco :cosa si può dare ad un uomo,dopo avergli tolto la donna che ama?



( 06/08/2011 )

Esprimi un desiderio



Esprimi un desiderio



Camminavano ormai da circa mezzora quando si accorse di avere il fiatone.
Sospirò esausta.
-Dottore, tra quanto arriviamo?-
-Ancora un attimo,Rose.Sii paziente, ti piacerà.-
Okay. Per quanto amasse le sorprese, Rose non potè non irritarsi: era la quinta volta che le rispondeva così! Stava per protestare, anche perché, sotto i soli cocenti d'agosto (si,erano due lì) avrebbe potuto avere un'insolazione, di quel passo, quando il Dottore esultò.
-Ecco!- Gridò facendole prendere un colpo-E' qui!-
Rose si guardò intorno perplessa : il paesaggio era rimasto invariato, l'erba era secca, la terra arida, i soli scottanti.
-Dottore?-lo chiamò,alquanto confusa.
Lui sorrise, come chi la sa lunga.
-Fidati di me,Rose. Ti ho mai delusa?-
E così dicendo, le afferò la mano e guardò l'orologio.
Dopo pochi minuti l'uomo esultò. -Ora!- disse, e le indicò i due soli.
Imporovvisamente calarono entrambi e il cielo si dipinse da azzurro che era ad arancio, poi rosa pallido,giallo,viola,grigio e infine blu,blu intenso.
Una scia di colori si alternava velocemente sotto lo sguardo ammaliato di Rose.
Restarono così ancora per pochi attimi, poi, all'improvviso la ragazza notò che piccoli puntini cominciavano a comparire nel cielo e guardò interrogativa il Dottore.
-Sono stelle,Rose- disse lui -Benvenuta al San Lorenzo di questo pianeta-
Il Dottore si ritenne totalmente soddisfatto solo quando potè leggere pura meraviglia nei suoi occhi.
Amava vederla preda di quell'emozione.
Ormai aveva visto tutto l'universo nei suoi novecentoepassa anni,eppure, condividerlo con Rose,vedere tutto attraverso i suoi occhi, gli faceva provare una gioia indefinita, come se fosse la prima volta anche per lui.
Impressionante quante cose riuscisse a trasmettergli quella semplice umana.
Si stesero sull'erba usando il suo cappotto come cuscino,Rose si accoccolò a lui.
-Guarda!- urlò - Una stella cadente!-
Le sorrise. -Esprimi un desiderio-
Rose parve riflettere, poi scosse la testa.
-No, io ho tutto ciò che desidero- continuò.
L'alieno la guardò, effettivamente avere la possibilità di andare ovunque volesse, quando volesse, muoversi nel tempo e nello spazio tramite una cabina telefonica più grande all'interno, non era roba da poco.
Poi Rose parlò.
-Io ho te- disse, nascondendo il rossore delle sue guance nel buio della notte.
Il Dottore rimase letteralmente spiazzato.
Si sarebbe aspettato qualsiasi risposta, ma non quella. Davvero era diventato così importante per lei?
Rose Tyler, che avea un'astronave capace di viaggiare nel tempo e nello spazio, che aveva tutto l'universo a sua disposizione, desiderava solo continuare a stare con lui?
-E tu,Dottore?Cosa desideri?-Chiese lei, spezzando il silenzio,non senza un pò di timore.
Lui guardò di nuovo gli occhi che erano riusciti a entrargli dentro, a trasmettergli tanto e,per una sola volta nella sua lunga vita, il Dottore decise di concedersi un piccolo gesto egoistico, un solo desiderio impossibile.
-Io desidero che questo momento non finisca mai, che sia per sia per sempre.-
Disse quella sera, sotto le stelle, stretto a Rose Tyler,semplice umana, che era riuscita a rubargli il cuore.
-Per sempre- ripetè lei.


(13/08/2011)

Fantasma del futuro


X

Fantasma del futuro

I ricordi ci dicono con sincerità quanta strada abbiamo fatto e come. Se c'è troppa nostalgia allora forse i nuovi ricordi non hanno sostituito i vecchi per intensità.



Va spesso a trovarla, camminando e salutando sconosciuti in una strada in cui non sarebbe mai dovuto essere.
Le parla, come un bambino le ricorda che "I papillon sono cool" e le racconta strane storie di mondi lontani.
"Io sono il Dottore", le dice. "Io odio i dottori" gli risponde lei, ma lui dice che è "Un dottore diverso da quelli comuni,è speciale", e lei gli crede.
Passano parecchio tempo insieme, lui le parla di altri pianeti, luoghi sconosciuti, alieni e magie e lei vede la tristezza crescere nei suoi occhi. Gli prende una mano quando se ne accorge. 
Fa sorridere la sua manina piccola (da bambina) che afferra quella di un uomo grande e grosso per consolarlo.
Eppure lei lo fa, perché è una bambina speciale e lui lo sa, lo ha sempre saputo.
Le dice di essere davvero impressionante, e lei non può non essere d'accordo.
"Chissà" dice un giorno, "Magari anche io prima o poi visiterò uno degli strani posti di cui parli, anche se mi sembra improbabile"
Il Dottore sorride quando la sente.
"Beh, sai. Non bisogna fidarsi delle probabilità.Forse un giorno ti capiterà di incontrare un uomo speciale, un alieno, che ti porterà in giro nell'universo con la sua astronave"
La bimba ride. "Certo, come no e magari la sua astronave viaggerà anche nel tempo." risponde sarcastica.
"Già." annuisce lui, "Sarebbe assurdo"
"Io  ti sposerò", gli dice una volta, mentre passeggiano al ritorno da scuola.
Ma il Dottore non sorride.
"Io ci sarò sempre per te" dice "Anche se diverso.Ci sarò sempre"
Lei giura che lo riconoscerebbe ovunque e sorride, i suoi denti magnificamente storti escono fuori in un modo che lo lascia sempre deliziato, e non può non ricambiare.
E' come un fantasma del futuro, nel suo passato.
Compare spesso e occupa il suo tempo con chiacchiere e giochi.
"In questo modo modifichi il suo flusso temporale, potresti sconvolgere la storia" Avrebbe detto lui stesso a qualcun altro se si fosse comportato come fa lui ora, tempo prima.
Eppure, adesso non gli importa più di tanto.
Ha deciso che sarà una presenza costante nella sua vita, finché non sarà abbastanza grande da ricordare.
Allora la lascerà in pace, quando per lei dovrà iniziare tutto.
Perché ha imparato a vivere solo di questi brevi incontri, lui.
Riesce a leggere nei suoi occhi lo sguardo di quella che un giorno sarà la donna che lo ha fatto innamorare.
Riesce a vedere nel viso della bambina la forza della donna.
E non può fare a meno di tornare ogni giorno lì e raccontarle quello che per lui è stato, ma che per lei dovrà ancora essere.
"Questo è un addio?", gli chiede un giorno la bambina ,cresciuta, dopo averlo salutato.
Il Dottore sorride tra sè.
"Rose Tyler," dice, girato di spalle, mentre una singola lacrima scende sul suo volto. "Il nostro non sarà mai un addio"
E la ragazzina non può che augurarsi che quell'uomo strano abbia ragione, mentre lo vede sparire tra la folla di Londra.
(16/08/2011)

She was


X

She was
 
 
Ricordi sbocciavan le viole, 
con le nostre parole. 
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai", 
 
Vorrei dirti ora le stesse cose. 
Ma come fan presto, amore, ad appassire le rose, 
Così per noi. 
[Fabrizio De Andrè. Canzone dell'amore perduto]
 
 
 
 
-E...com'era lei? Eh, Dottore? Com'era Rose?-
Il Dottore guardò la testolina rossa al suo fianco e rifletté, accarezzandole la spalla.
Seguì un momento di silenzio, cosa avrebbe dovuto dirle?
 
Avrebbe potuto dire che era allegra, si.
Era decisamente la persona più allegra che avesse mai visto, o forse era il modo in cui rendeva allegro lui, quando la guardava.
Il modo in cui quel suo sorriso timido, quel suo modo di far sporgere la lingua tra i denti, gli scaldava il cuore in una maniera decisamente unica.
 
Avrebbe potuto dirle di come, quando era con lei, qualsiasi cosa facesse,provava sempre quella sensazione di benessere che ora tanto gli mancava.
Di come si sentiva da nomade, da senzapatria quale era, finalmente al posto giusto.
Casa, Rose Tyler era diventata la sua casa.
 
Le avrebbe raccontato di come quando era con lei, quando l'abbracciava,qualcosa dentro di lui iniziava a gonfiarsi - l'amore, o la felicità, o euforia, o semplicemente i pezzi del loro piccolo mondo finalmente al suo posto-
E amava quella sensazione di completezza.
 
Lei era coraggiosa, questo poteva dirlo.
Era pronta a tutto per il "suo Dottore" Lo diceva così, come se fosse normale.
"Il mio Dottore", diceva, lo faceva così spesso che, senza accorgersene, lui lo era diventato davvero.
Era diventato davvero, davvero, suo.
 
Gli aveva scavato dentro, era arrivata ben più in profondo di quanto nessuno avesse mai osato.
Aveva trovato un posto, nei suoi cuori, nella sua anima, dentro di lui e vi si era stabilita.
Ed ora che se ne era andata era rimasto quel grosso buco vuoto invece di lei.
 
Le avrebbe dovuto raccontare di come, quel giorno, quando le aveva chiesto quanto sarebbe rimasta con lui, gli aveva afferrato la mano e con quegli occhi, quello sguardo che abbatteva qualsiasi cosa incontrasse, glielo aveva detto. Seria, decisa, "per sempre", aveva detto.
E lui le aveva creduto, sentendosi rinascere. Aveva creduto a quel desiderio impossibile.
Senza accorgersene erano diventati una cosa sola, un "noi" unico e bellissimo.
 
Avrebbe avuto il coraggio di raccontarle del modo brusco in cui erano stati divisi?
Avrebbe potuto parlarle del loro addio feroce, veloce, devastante?
Oppure, avrebbe dovuto dirle della sua codardia?Di quel "ti amo" a cui credeva, che le aveva però negato?
Le avrebbe detto di come, stupidamente, lasciava sempre un posto vuoto al suo fianco, come se la aspettasse ancora, come se potesse tornare da un momento all'altro. Che non aveva mai toccato la sua stanza, l'aveva lasciata così come l'ultimo giorno in cui lei c'era stata, nel flebile desiderio impossibile di vederla tornare.
 
Ogni volta che la portava in un nuovo posto, lei correva ad aprire le porte del TARDIS e guardava, senza parole.
-E' meraviglioso-, diceva, osservando qualsiasi panorama.
E quando lo diceva, quando quell'espressione di pura gioia le si dipingeva sul volto, facendole spalancare gli occhi, facendole mordere le labbra e sorridere così tanto, lui annuiva guardandola affascinato.
-Si, lo è.-, diceva -E' davvero meraviglioso-
L'avrebbe portata ovunque, avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di vederla sorridere così.
 
-Allora?-
Una mano gli scosse la spalla e lui la guardò.
Sospirò, aggiustandosi il cravattino già dritto.
-Era...diversa,più forte di me, Pond.E lei c'era sempre- Disse, sentendo più che mai il vuoto che quella semplice umana aveva lasciato dentro di lui.
Incolmabile.

( 29/08/2011)

E' sempre per Rose



E' sempre per Rose


Lo trovò così , quella mattina.
Era appoggiato ad una delle grandi colonne di corallo, girato di schiena, le gambe distese, le spalle curvate in avanti.
-Oi! Spaceman!- urlò, incapace di vederlo così.-Dove andiamo oggi?-
Il Dottore sembrò risvegliarsi sentendo la  sua voce, e si voltò verso di lei.
Fu in quel momento che Donna se ne accorse.
Lui non stava sorridendo, o saltellando, o dicendo qualcosa - qualsiasi cosa- alla velocità della luce.
Forse furono i suoi occhi- vuoti, opachi, stanchi- a farle prendere quella decisione. Attraverso di loro, riusciva a vedere tutti i novecento anni del Dottore, tutta la sofferenza.Distolse lo sguardo.
Forse fu il suo viso- più magro del solito- sembrava un fantasma, con le labbra serrate, quasi come se aprirle significasse morire.
Fatto sta, che Donna si ritrovò a pensare che quell'uomo riusciva ad essere forte per l'intero universo, eppure, con molte probabilità, nessuno era mai stato forte per lui.
-E' ancora per Rose?- chiese con calma, avvicinandosi.
Il Dottore rise, una risata che sapeva di scherno.Poi la guardò, più nessuna traccia di un sorriso.
-E' sempre per Rose- rispose sinceramente, la gola stretta e gli occhi lucidi.
Donna sospirò, e sarebbe stato sempre per Rose.
Gli accarezzò il viso con una mano, percorrendo la lunghezza dello zigomo, poi lo attirò  sè.
Lui si strinse nell abbraccio, poggiando la testa nell'incavo del suo collo e lei gli poggiò un bacio sulla tempia.
Non era giusto che un uomo magnifico come il Dottore, il suo Alienboy, dovesse soffrire così tanto.
Rimasero così ancora un pò, stretti l'uno all'altra, senza dire niente. Perché Donna sapeva, ed era proprio quello di cui lui aveva bisogno: qualcuno che non facesse domande, che gli fosse vicino e basta, che fosse forte per lui. -Solo per questa volta.Solo per un pò-
-Andiamo, Spaceman- disse dopo poco,a bassa voce -Ti preparo un thè-
Lui annuì e la seguì docilmente.
Fu in quel momento, in quel giorno qualsiasi a bordo del TARDIS, che Donna Noble prese una decisione.
Sarebbe stata lei. Sarebbe stata il suo appoggio, la sua migliore amica, il suo modo di sfogarsi, sarebbe stata sempre lì.
Se lui poteva essere forte per tutto l'universo, allora, lei sarebbe stata forte per lui.
Per sempre.


(13/09/11)

Scelte

La mia preferita in assoluto. Il mio fiore all'occhiello. Non so perché. BOH.


Scelte


"Non esiste il destino. Ci sono solo scelte da fare. Alcune scelte sono facili, altre no. E sono quelle che contano davvero, quelle che fanno di noi delle persone."

Ha sempre amato gli esseri umani, fin da giovane.
Curiosi, intraprendenti, folli, coraggiosi, magnifici esseri umani.
Quanti di loro sono saliti con lui sul TARDIS? Quanti hanno lasciato che lui gli mostrasse tutto l'universo?
Oh, non potrebbe mai contarli. Sono stati così tanti.
Uomini, donne, ragazzini e anziani.
Simpatici, coraggiosi, codardi, lottatori, Inglesi, Americani, biondi, rossi ( invidiandoli), alti, bassi e così via.
Ma sempre, ogni volta, unici ed eccezionali.
Ha preferito la loro compagnia a quella dei signori del tempo tantissime volte.
Gli ha mostrato stelle, pianeti, alieni, il tardis; adora vedere i loro visi illuminati dalla curiosità e dalla meraviglia.
Forse è proprio per questo che li preferiva ai suoi simili : un signore del tempo non si sorprende mai, conosce tutto.
Mentre quegli esseri umani, insignificanti ed ignari, eppure, talmente eccezionali, riescono sempre a lasciarlo senza parole.
Purtroppo, però,  il Dottore ha dovuto imparare a sue spese che questa non è l'unica differenza tra signori del tempo ed umani.
Loro sono fragili, delicati. "Di scarsa qualità", direbbe, se avesse voglia di scherzare.
Ma non può farlo adesso. Proprio non può.
Gli viene da pensare a tutte le persone che sono state con lui, almeno nelle ultime tre rigenerazioni.
Gli tremano le mani quando si rende conto che ognuno di loro ha pagato un prezzo decisamente troppo alto per vedere le stelle.

Si ritrova a pensare a Rose, la sua unica amica dopo troppo tempo. Lei lo ha salvato, senza ombra di dubbio.
Sono stati bene, benissimo insieme...ma poi?
E' rimasta bloccata, ha lottato, sudato e scavalcato dimensioni solo per rivederlo.
E lui non è riuscito neanche a dirle che l'amava. E lo faceva davvero.
 Poi ci sarebbe Jack, che abbandona ogni volta, che ha reso immortale.
Jack, che semplicemente non può fermarsi, è costretto ad andare avanti, sempre.

Martha, che lo amava in silenzio. Che lui non vedeva, troppo accecato da Rose.
Martha, a cui ha spezzato il cuore e quasi distrutto la famiglia.
Donna, che singhiozzava al buio, pregandolo di non farle dimenticare.
Donna, che piuttosto che vivere senza memoria, avrebbe preferito morire con quei magnifici ricordi.
Donna, che adesso si sveglia nel cuore della notte, sognando api giganti ed eruzioni, e un uomo di cui non ricorda il nome.
Donna, che spera solo che chiunque di così importante abbia dimenticato, non abbia fatto altrettanto con lei.
River stessa, la cui vita aveva rovinato ancora prima che nascesse.
Lei che lo ama follemente e lui, che, ogni volta, non può fare altro che guardarla negli occhi e vedere una sconosciuta.
E poi ci sono  stati loro.
I Pond.Gli unici compagni di questa sua undicesima rigenerazione.
I Pond, che sono diventati quello che credeva di non poter avere mai più dopo la distruzione di Gallifrey, la sua famiglia.
Eppure, quante cose hanno dovuto sopportare?
Rory è morto per colpa sua. ( Parecchie volte, anche)
Amy lo ha aspettato, e lo fa ancora.
Gli ha tolto una figlia, impedendogli così di crescerla ed amarla.
Li ha esposti a continui pericoli, facendogli rischiare la vita più volte.
I Pond, che lo seguirebbero  ovunque.
Non può continuare a fare questo.
Non può continuare a fargli questo.

Il Dottore sa che non potrebbero mai scendere dal TARDIS di propria iniziativa.
Non potrebbero mai decidere di rinunciare a tutto il tempo e lo spazio da soli, perciò li accompagna sulla terra.
Gli mostra una casa, la macchina che Rory ha sempre sognato. "Per voi", dice.
E spera di riuscire ad andarsene così, ma non può. Perché Amy capisce, come sempre.
Pazza, impossibile Amy Pond. Oh, gli mancherà.
E' giusto così, eppure, Amelia riesce a stupirlo ancora una volta. Perché lei capisce e lo accetta.
-Prenditi cura di te- dice, e i suoi occhi si inumidiscono.
Il Dottore sospira. "Io sto sempre bene", vorrebbe dire.Ma non può, semplicemente non può dirlo perché, accidenti, adesso non sta bene per niente.
-Prenditi cura di lui- dice, allora. Indicando Rory con la testa.
Una strana sensazione gli fa stringere lo stomaco, quando Amy lo abbraccia e gli da un bacio sulla fronte.
La guarda un'ultima volta, riempendo gli occhi di lei, del suo sorriso, delle sue lacrime e del profumo dei suoi capelli.
Poi, avviandosi verso il TARDIS, capisce.
Non è niente di nuovo per lui. Quello che prova, quella strana malinconia che sente quando entra.
E' rimasto da solo. Di nuovo. E lui odia le repliche.
Amy Williams guarda il TARDIS sparire lentamente e sospira. Dovrà spiegare tutto questo a Rory, dopo.
Sente le lacrime scendere sul viso, senza preoccuparsene. Sa di aver fatto la scelta giusta, ma fa male lo stesso.
Il Dottore è andato via e , questa volta, Amelia ha la terribile certezza che aspettare non servirà a niente.
Il TARDIS è sparito, ormai. E lei sa che, insieme all'uomo pazzo con la cabina, è partita anche Amelia Pond, la ragazzina scozzese con il nome da favola.
E non tornerà nessuno dei due, mai più.
-Che cos'è successo?- Chiede Rory, poco dopo. - Cosa sta facendo?-
Un'altra lacrima scivola dalle sue ciglia e lei inspira piano.
-Ci sta salvando-, dice. E sa che lui lo sta facendo davvero.


Il Dottore ha fatto delle scelte difficili per  tante persone, tante volte.
Come quando ha cancellato la memoria di Donna, o quando ha lasciato Rose su quella spiaggia con l'altro se stesso, o ancora, quando ha distrutto Gallifrey.
 E' dura farlo, ma sa che l'alternativa sarebbe davvero peggiore.
Questi uomini, queste piccole creature fragili, si bruciano sotto il peso di tutte le loro scelte.
La loro disperazione, la loro colpa, il loro dolore,il  desiderio di dolore, li schiaccia completamente.
 Ha visto cadere così in tanti in quel modo, li ha guardati annegare con cuore il spezzato, o morire a causa sua.Mai più, ha deciso.
Il Dottore fa la scelta più crudele.Lui li ama tutti, troppo, troppo profondamente e fa tutte le scelte più crudeli perché sa che loro si spezzano sotto il loro peso.
 Sa che si rompono e muoiono, e non può sopportare di guardare, sapendo che sarebbe colpa sua.
Anche se lo odiano per questo, non può stare a guardare mentre si sgretolano.
Così fa la scelta più dura,e si  spezza per loro, invece.

(24/09/11)

Togheter

Linkato
Avviso: Sappiate che le citazioni non sono proprio precise, perché non avevo voglia di rivedere la puntata. Ma, più o meno,il senso è quello.



Togheter


L'amore è anche imparare a rinunciare all'altro, a saper dire addio senza lasciare che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per coloro che amiamo.
Sergio Bambarén, Il delfino, 1995


Espirò pesantemente, sentendo un forte bruciore partire dal petto e raggiungere il resto del corpo.
Aveva difficoltà a camminare e, ormai, sapeva che non avrebbe potuto resistere a lungo.
Strinse i denti, perché aveva bisogno di farlo. Aveva bisogno di vederla, di essere egoista, per una volta.
Cadde sulla neve, stanco, distrutto. Un ulteriore fitta lo fece tremare e quasi urlò.
No, si disse. Doveva alzarsi e andare da lei.
A tentoni raggiunse un muro e, aggrappato a quello, riuscì finalmente a scorgere la sua casa.
Freddi fiocchi di neve scivolarono sul suo viso, come se anche loro volessero confortarlo, sfiorandolo.
Furono le voci di due donne ad attirare la sua attenzione.
Si voltò a guardare e giurò a se stesso che avrebbe fatto soltanto quello; ma lei era lì, ed era bellissima in quella fredda notte di capodanno. Come avrebbe potuto resistere?
Aveva bisogno di abbracciarla, di sentirla intorno a lui, di sentire le sue mani nei capelli.
Aveva bisogno che gli dicesse "Okay, va tutto bene, tranquillo", anche se sapeva che non andava per niente bene.
Un'altra forte fitta lo costrinse ad aggrapparsi al muro e a gemere, attirando l'attenzione della ragazza.
-Hei, amico. Va tutto bene?- chiese,con le guance arrossate e un grande sorriso spensierato.
Sapeva che non sarebbe mai dovuto essere lì, sapeva quanto fosse sbagliato, eppure, non riusciva a pensare ad un modo migliore di andarsene, se non come era arrivato. Insieme a lei.
Sorrise, allora, a quella Rose Tyler che sarebbe stata la sua amica, la donna che avrebbe amato, il difensore della Terra, la sua salvatrice, la sua Rose.
-Tutto okay, si- ,Disse mentre sentiva il suo corpo urlare per il dolore.
-Qualche bicchiere di troppo?- Chiese, senza smettere di sorridere. Ancora non sapeva, era così giovane.
-Già-, rispose, trattenendosi dal gemere di nuovo,quando una nuova fitta lo travolse, -Qualcosa del genere-
Gli era mancata davvero tanto.La ragazza si voltò, lanciandogli un ultimo sorriso spensierato.
-Beh, buon anno nuovo!- continuò lei, cominciando ad allontanarsi.
"Non ancora", si disse. Aveva bisogno di lei, questo corpo, questa decima rigenerazione così umana, aveva bisogno di morire tra le sue braccia.
-In che anno siamo?- chiese, nel disperato tentativo di fermarla.
-Cavolo, quanto hai bevuto?- Disse lei, tornando sui suoi passi.
-Beh...-
-Duemilacinque, primo gennaio-  Rispose, bella come non era mai stata.
E il Dottore annuì, sentendo una fitta  stringergli lo stomaco in un dolore che, ne era certo, non aveva niente a che fare con la rigenerazione. L'anno in cui si sarebbero incontrati.
-Sai, penso che per te sarà un anno davvero fantastico- concluse allora, trattenendosi a stento dal correrle incontro e stringerla a sè.
Non lo fece, come promesso, si limitò ad osservarla e riempire gli occhi di lei. Voleva che fosse l'ultima e la prima cosa vista da questo decimo corpo.
E, allora, inspirò il suo profumo; memorizzò il suo viso sorridente; si beò del dolce calore che il suo corpo emanava accanto al suo, un'ultima volta.
La ragazza annuì, stavolta incerta, e si diresse verso casa stretta nel suo cappotto scuro.
Aprì il cancello, salì le scale, e sparì dalla sua vista.
Rose Tyler se ne andò via, e lo lasciò da solo. Di nuovo.

Un dolore lancinante lo fece scivolare a terra ancora una volta.
Sospirò stancamente, strisciando ed inciampando nella neve, in quella fredda notte di capodanno.
Disperatamente, si trascinò nel suo ultimo viaggio.
Ormai mancava pochissimo, poteva sentirlo, i suoi cuori battevano follemente e il suo corpo tremava.

Canteremo per te, Dottore. L'universo canterà per il tuo sogno.

Esausto, arrivò fino al TARDIS, non avrebbe più potuto trattenere la rigenerazione.
Ma, almeno, era riuscito a vedere lei. Anche se non era proprio lei, anche se ancora non lo conosceva.
Il Dottore aveva potuto riconoscere in quegli occhi la determinazione della donna che amava.
La determinazione di Rose Tyler, difensore della Terra.
Il Dottore avrebbe lasciato questo corpo dopo il loro vero primo ed ultimo incontro.

La canzone sta finendo, ma la storia, non finisce mai.

Entrò nella  TARDIS, l'unica  costante compagna della sua vita.
Lanciò il cappotto sul pavimento. Il dolore era forte e la solita luce dorata cominciava ad allargarsi su tutto il suo corpo.
Provò a non concentrarsi su quello, voleva solo pensare a Rose, ai loro viaggi, alla loro perfetta vita insieme.
Voleva pensare a Donna, a Martha, a Jack, a tutti i magnifici momenti che avevano vissuto.
Eppure, non potè non accorgersi dell'angoscia e della paura che avevano preso possesso del suo corpo.
Non voleva cambiare.
-Non voglio andare- sussurrò piano, mentre la luce diventava accecante e il dolore lo costringeva a chiudere gli occhi.
Il suo ultimo pensiero coerente, fu proprio quel "ti amo" che non era mai riuscito a regalarle, poi la luce lo travolse.
Quel giorno, solo e circondato da rabbia e paura, il Dottore si rigenerò per la decima volta;
come unico conforto, il pensiero che, da qualche parte, in qualche punto del tempo,uno strano alieno dalle enormi orecchie, con un particolare accento nordico e una comessa bionda dal sorriso enorme, stavano per vivere la più grande delle avventure.
Da qualche parte nel tempo e nello spazio, Rose Tyler e il Dottore erano insieme, entrambi felici come non erano mai stati.


(02/10/11)