sabato 7 luglio 2012

Red Alphabet- Bulimia

Bulimia

                                                     "Riempio tutto il mio corpo, la mia esistenza,
                                                       la mia incapacità, il distacco del mondo,
                                                       sensazioni che non finiscono mai, sento
                                                       lo schifo che c'è dentro me, corro di corsa,
                                                       cado in ginocchio, mi svuoto tutto, ritrovo
                                                       il vuoto."



Le strinse in modo convulso i polsi e la sbattè contro il muro,cominciano a baciarla energicamente.
Non si sorprese granché quando la sentì rispondere con la stessa foga.
Le sfilò la giacca e la maglietta e fece lo stesso con i suoi vestiti.
Nel giro di poco tempo si ritrovarono entrambi nudi sul grande letto di Grace.
Lui esplorava la sua pelle con baci e carezze,insaziabile.
Mentre lei sembrava mangiargli le labbra. 
Erano due bulimici.Bulimici d'amore.
Ingoiavano carezze e baci in quantità sproporzionate,in qualsiasi momento della giornata.
E finivano per perdersi l'uno negli occhi dell'altra mentre,con un ultimo gemito,raggiungevano il culmine del piacere insieme.
Restavano accoccolati ancora un pò, dopodiché uno dei due (quasi sempre Grace) se ne andava.
Certo, perché i bulimici non si limitano alle abbuffate,no.
Ci si ficca un dito nel cuore e si vomitano sensi di colpa.
Quella volta toccò a Grace.
-Devo andare,Craig mi aspetta per le otto- disse,e scappò via prima che Wayne potesse anche solo salutarla.
Sbattendosi la porta alle spalle con nervosismo.
L'uomo si rannicchiò sotto le coperte e infilò il dito nel suo cuore,vomitando solo poche parole.
-Ma io ti amo Grace-


(03/04/2011)

Red Alphabet-Azzurro

Azzurro

"Una specie di dolcezza splendeva sorridente in quegli occhi crudeli azzurro-chiari e su quella bocca vigorosa, rossa, dalla piega amara.(Paul Verlaine)



Ti mordi le labbra in preda a una crisi di panico.L'ennesima.
Non riesci davvero a controllare i tuoi pensieri,eh?
Sembri una naufraga in mezzo al mare.Si,il mare dei suoi occhi.
E' venuto poco fa e,accidenti,ci sei quasi annegata di nuovo.
Lui,col suo sorriso beffardo e i suoi magnifici occhi azzurri,riesce sempre a lasciarti imbambolata.
E non puoi che sembrare un'idiota al suo fianco.
Oh,si.Quell'uomo ha la capacità strabiliante di rincretinire anche te,Teresa Lisbon,la leggendaria e temuta,Teresa Lisbon.
E ti sale su il nervosismo al solo pensarci.
Strizzi gli occhi e provi a scacciare via quell'immagine.
Niente da fare,continua a tornare.Ma,dico io,come puoi anche solo pensare di lavorarci insieme se appena lo vedi finisci in questo stato catatonico?
Prendi un grosso respiro,è il caso di lavorare.
Ed è proprio in questo momemnto che entra Rigsby,sorriso smagliante e documenti in mano.
-Abbiamo un caso-dice,porgendoti i documenti.
Annuisci e li afferri,ma...ehi.Un momento.E quella cos'è?
Alzi gli occhi al cielo,masticando un'imprecazione.Ma è una persecuzione questa.
-Chiamo Cho-dice lui avviandosi verso la porta.
-Rigsby-si ferma,lo guardi facendo una smorfia.
-Prima togliti quella giacca.-Dici indicando l'abito.-Io odio l'azzurro-
Lui ti guarda confuso,tu ti alzi soddisfatta ed esci dalla stanza.Stretta nel tuo cappotto rigorosamente nero.


( 26/03/2011)

Run

Qui


Run.



Sei parole. Ti è bastato questo per capire.
-Perché non lo chiedi a lei?-

Silenzio.

Guardi Donna negli occhi e noti che anche lei sta fissando qualcosa, alle tue spalle.
Ti giri lentamente, quasi incredulo.
E' allora che la vedi. Oh ,si, per la prima volta la stai guardando sul serio.
E' lì, con un'arma in mano e le dita che si muovono convulsamente.

Rose Tyler, la tua prima amica dopo tanto -troppo- tempo.
Rose Tyler, la ragazza che ha voluto dire addio a suo padre.
Rose Tyler, colei che ha assorbito il vortice del tempo per salvarti.
Rose Tyler, per cui sei morto e subito dopo rinato.
Rose Tyler, la donna che si è fidata di te,dopo averti visto cambiare faccia.
Rose Tyler, che è scivolata in un'altra dimensione per salvare il Mondo.
Rose  Tyler, per la quale hai bruciato un sole. Solo per dirle addio.
Rose Tyler, che ti ha detto che ti ama.
Rose Tyler, che aspetta ancora una risposta.
Rose Tyler, che anche tu ami.
Rose Tyler, che è tornata.

E non sai se piangere, urlare, ridere, essere orgoglioso di lei -la tua Rose- che è riuscita dove tu ti sei arreso.
-E' impossibile.- Le hai detto.
Ed hai sbagliato. Impressionante quante volte capiti da quando la conosci.
La guardi ancora. Ti sorride.
Una lampadina si accende improvvisamente nella tua testa.
Oh, sai esattamente cosa fare, ora.
L'hai detto tu stesso la prima volta che l'hai vista, no?
"Corri"
Ed è esattamente quello che fai. Ti si stringe il cuore nel vederla fare altrettanto.
Perché Rose Tyler ha aspettato abbastanza.



( 07/06/2011 )

Il silenzio dopo la tempesta

IDON'TLIKEIT.




Il silenzio dopo la tempesta.

Il rumore dello sparo risuonò forte nell'aria.
Fu tutto così veloce e caotico che non fece neanche in tempo a rendersi conto di quello che era successo.
Poi lo vide,accasciato a terra, gli occhi spalancati come mai lo erano stati nella sua vita.
E comprese.
Aveva sparato a Red John. Aveva FINALMENTE sparato a Red John.
Lasciò lentamente che la pistola scivolasse dalle sue mani e si diresse verso il tavolo.
Aveva passato così tanti anni a progettare quel momento ed era passato velocemente, in un soffio.
Bevve il thè lentamente.
Per un attimo aveva temuto che tutto quel tempo passato con Lisbon ad ascoltare i suoi discorsi gli avrebbero fatto cambiare idea.
Ma neanche la spontanea bontà di Teresa era riuscita a placare la sua ira,
era stato tutto così naturale,così semplice, che quasi aveva avuto paura di se stesso.
Posò la tazza.
Avrebbe voluto chiedergli un sacco di cose.
Se era vero che la figlia non aveva sofferto, cosa aveva fatto a Kristina, come era riuscito a sfuggirgli così tante volte...
Ma vedendolo,sentendo quello che diceva, gli era morto tutto sulle labbra.
E aveva sparato.
Chiese il conto.
Probabilmente avrebbe dovuto sentirsi in colpa, cavolo, aveva appena ucciso un uomo.
Cosa avrebbero detto di lui i ragazzi?
Cosa avrebbe detto lei?
Già,Teresa.L'avrebbe mai perdonato?
Probabilmente no.
Aveva ancora tanti dubbi e tante domande che avrebbero dovuto avere una risposta e che invece sarebbero rimaste in sospeso,
pensò mentre vedeva dei poliziotti avvicinarsi.
Era diventato uno di quelli a cui dava la caccia, un assassino.
Eppure nelle sue orecchie un solo rumore rimbombava follemente.
Un dolce, rilassante,incessante rumore.
Quello del silenzio dopo la tempesta.





( 16/06/2011  )

Una notte senza stelle

X


Una notte senza stelle.



Avanzò lentamente per il corridoio, cominciando ad avvertire i suoi singhiozzi soffocati.
Si maledisse mentalmente perché non sapeva cosa fare,ancora non lo sapeva.
E maledisse lui, perché avrebbe dovuto saperlo.
Si avvicinò piano alla porta e la aprì, mentre sentiva le mani tremare.
-Rose?-sussurrò e si sorprese di sentire la sua voce così roca.
La ragazza in risposta tirò su col naso.
-Va a dormire, John. Adesso vengo-
Lui sospirò tristemente e le si avvicinò,mentre alcuni flash della notte appena passata gli tornavano in mente.
Avevano fatto l'amore come se non ci fosse stato un domani.
Aveva sentito il bisogno di Rose in quel momento e lui non aveva potuto fare altro che esserci,per lei.
Era rannicchiata per terra, con le ginocchia al petto.
Lo sguardo rivolto ad una notte senza stelle, dovevano sembrarle tutte così, le notti, da quando non c'era lui.
John si sorprese quasi ad odiarlo.
Si sedette al suo fianco e lasciò che la ragazza si accoccolasse al suo petto, dopodiché cominciò ad accarezzarle i capelli mentre sentiva il suo petto fremere quando veniva a contatto con le calde lacrime di Rose,nonostante fossero bollenti, non facevano che procurargli freddo.
-Mi dispiace,mi dispiace- la sentì sussurrare.
Lui annuì e le disse di non preoccuparsi, ma non era sicuro che quelle scuse fossero rivolte a John Smith.
Probabilmente erano ancora una volta per lui, che sembrava non lasciarli in pace neanche ora che non c'era più.
Era in questi momenti che John si sentiva solo un braccio mozzato, una copia.
Era in questi momenti che il suo fragile cuore umano cominciava a morire, a cedere.
Ed era in questi momenti che sentiva di aver più bisogno di Rose.
Erano ancora stretti l'uno all'altra quando una singola lacrima scese sul suo viso, scivolando tra i capelli di lei.
Ma cosa gli aveva fatto quell'alieno?
Rose lo guardò negli occhi e gli porse la mano.
-Andiamo a dormire-disse.
Lui annuì e insieme si alzarono. La ragazza avvicinò le sue labbra a quelle dell'uomo e lo baciò con trasporto.
Un bacio che sapeva di lacrime, ricordi e promesse non mantenute.
Tornarono nella loro camera mentre John cominciava a spogliarla e lei lo lasciava fare.
Per una volta, era stato lui ad avere bisogno di lei.
Sapeva che era ancora presto per andare avanti, sapeva che era presto per dimenticare.
Ma se c'era qualcosa che aveva acquisito insieme alla capacità di morire, quelli erano i sentimenti.
Avrebbe continuato ad amarla e a soffrire, credendo, sperando che prima o poi il fantasma dell'uomo che era stato li avrebbe lasciati vivere in pace.
Insieme.Perché almeno questo, se lo sarebbero meritato.
E fino ad allora, lui si sarebbe accontentato di stare con Rose e di sperimentare quella gamma di sentimenti che fino ad allora non aveva neanche immaginato. Sofferenza compresa.
Avrebbe continuato ad amarla,anche in notti come quella. Anche in notti senza stelle.



(26/06/2011)

Burn

Burn

Non esiste separazione definitiva fino a quando c'è il ricordo. Isabel Allende, Paula,1995.



Non sapeva da quanto tempo era lì, davanti a quella parte. Potevano essere passati anni, o pochi secondi.
Non lo sapeva e non gli importava.
Passò una mano su quel muro di un bianco accecante che sembrava quasi sbeffeggiarlo e ci poggiò sopra la testa.
Anche se flebile riusciva a percepire la sua presenza dall'altra parte.
Aveva salvato il mondo per l'ennesima volta, eppure non era riuscito a proteggere l'unica persona che per lui era importante.
Restò lì ancora per un pò, dove i suoi cuori erano morti. Di nuovo.
E non sapeva,davvero, di questo passo quanto ancora avrebbe potuto resistere.
Si era fatto una promessa molto tempo prima. Un patto con se stesso.
Aveva giurato che non avrebbe permesso a nessuno di varcare la soglia dell'amicizia.
Nessuno doveva essere importante, tantomeno un'umana, con la sua vita breve.
Ma poi era arrivata Rose. Oh, Rose Tyler, chi si sarebbe mai aspettato che sarebbe diventata così importante?
Era arrivata lei e tutte le sue difese, tutte le sue maschere, erano crollate sotto il tocco gentile di una semplice ragazza.
Si era fatta strada dentro di lui, lentamente, scoprendo il vero Dottore, curando la sua solitudine e cambiandolo in meglio.
Aveva perso il controllo per i suoi sentimenti nei confronti di Rose da così tanto tempo che, adesso, a mente lucida, non riusciva a capire quando avesse intuito che lei aveva decisamente superato il limite, quando era diventata indispensabile.
Ma probabilmente non c'era stato un momento preciso, solo sorrisi,istanti, sguardi d'intesa e tanti, tantissimi abbracci.
E lui era crollato, probabilmente senza neanche il minimo intento di lottare.

Spostò lo sguardo da quel muro e tolse la mano, lasciando un'ultima carezza, gli occhi che pungevano come mai nella sua lunga vita.
Ricacciò indietro le lacrime e tirò su un sorriso finto - a pensarci bene, era più una smorfia-
Si allonanò verso il TARDIS camminando pesantemente con le mani nelle tasche del suo completo gessato.
Le spalle curve, a portare tutto quel dolore con sè, mentre il mondo intero scoppiava di felicità per quella "fortunata e casuale" vittoria.
Decise di riprendere a viaggiare, ma di non dimenticare.
Perché era convinto che, fino a quando lui l'avesse ricordata, ci sarebbe stata sempre la flebile speranza di un ritrovo inaspettato.
E, nel frattempo, avrebbe continuato a sentirla vicina, a sentirla sua.



"Per quanto tempo starai con me?"     "Per sempre"


Eppure, ora come ora, il ricordo di quelle parole non faceva che bruciare intensamente.

(30/06/2011)

Qualcosa di blu



Qualcosa di blu.


Bussò con forza alla porta del TARDIS, ansiosa di vederlo.

-Okay, Dottore. Questa volta ti ho sorpreso, non è vero?-

Lui si sporse dalla cabina telefonica,- quella nuova, vecchia cabina telefonica-vestito con un completo nero e, come sempre il papillon, sorrise.

-Oh,si. Sono del tutto sbalordito.Non me lo sarei aspettato.Fortuna ha voluto che io avessi addosso questi vecchi stracci.- rispose indicando i suoi abiti.
 
Ma i suoi occhi le dissero molto di più.

Nel suo sguardo lesse un caloroso "grazie" che non aveva bisogno di esprimere ad alta voce.

Ma era sempre stato così per loro, no? Gli bastava un'occhiata per capirsi.

Amelia Pond e il suo amico immaginario, il Dottore straccione. Il suo dottore straccione.

Non avrebbe di certo lasciato che una piccola cosa come l'essere cancellato dalla storia lo fermasse.
 
"Salve  a tutti,io  sono l'amico immaginario di Amy" Si avvicinò al tavolo e strinse la mano di suo padre. "Non potevo non venire."
 
 Amy sorrise felice. "Puoi assolutamente, decisamente,baciare la sposa".
 
Il dottore poggiò un dito sulle sue labbra. "Amelia, d'ora in poi lascerò i doveri che riguardano i baci al nuovissimo Mr.Pond!".
 
"No, io non sono Mr. Pond. Non è così che funziona." Rory si accigliò.
 
"Sì,invece."
 
"Sì,invece"
 
"D'accordo, allora. Sposto la mia cabina.Avrete bisogno di spazio." Disse, entrando nel TARDIS.

Poi si girò verso la folla alle sue spalle, ancora totalmente senza parole.

"Sono venuto solo per ballare" aggiunse, con un sorriso sornione.

Fu totalmente orribile. Per quanto fosse una persona fantastica, il Dottore era un pessimo ballerino.

Amy rise guardandolo, mentre Rory la stringeva da dietro.

Per la prima volta Il dottore sembrava felice. Davvero, davvero felice.

Il solito sguardo nei suoi occhi scuri, come se avesse visto secoli di morte e distruzione, incapace di intervenire, era sparito, sostituito da entusiasmo allegria. 

 
Era pazzo, immaturo, geniale e brillante.

Era il Dottore. E Amy non avrebbe potuto chiedere di meglio.

(04/07/2011)